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 la storia del profumo

 

Il profumo nasce dalla primitiva scoperta della gradevole fragranza di alcune resine e di alcuni legni quando questi bruciano. Probabilmente, in principio, il profumo fu utilizzato in ambito religioso; infatti, in molte religioni antiche si parla di fumo profumato offerto alle divinità. Il profumo era etereo, il tramite tra la dimensione umana, terrena e quella divina. (per fumum)

 

salvia biancaBruciando sostanze odorose gli uomini speravano di attirarsi le grazie divine, inoltre queste essenze profumate erano capaci di allontanare talune malattie. Quando poi l’uomo risolse i suoi impellenti problemi di sopravvivenza fu in grado di rivolgere la sua attenzione al miglioramento estetico della propria persona e l’uso divenne così profano. A titolo di esempio Cleopatra e i valorosi guerrieri dei poemi omerici erano soliti spalmare sui propri corpi oli ed unguenti profumati.

 

La prima produzione profumiera fu probabilmente Cinese, il testo più antico è però costituito da un’iscrizione egiziana del 4 sec A.C. Il commercio iniziò probabilmente con i fenici e fu tramite i popoli asiatici che i Greci iniziarono a godere del piacere di profumarsi il corpo.

Nell’antica Grecia i profumi , strumento di ricerca del divino, raggiunsero il loro apogeo nella raffinata Atene di Pericle. A titolo di esempio il “ kipros “ a base di menta e bergamotto. Le donne ateniesi apprezzavano il piacere di profumarsi con olio di rosa, di nardo, di maggiorana e di menta. I Romani conobbero probabilmente l’uso del profumo dagli insediamenti nella Magna Grecia, anche se le dame etrusche avevano già sviluppato un vero e proprio culto per la cosmesi. Dopo un’iniziale diffidenza dei romani nei confronti delle mollezze orientali la passione per le fragranze entrò in Roma ( periodo imperiale ).

 

Nerone ne fu un grande estimatore, così come la classe aristocratica. Si narra che durante i convivi nella Domus Aurea di Nerone scendessero, dal soffitto, sui commensali petali di rosa impregnati di essenze preziose. Roma si approvvigionava di essenze in tutto il bacino del mediterraneo, in particolar modo ad Alessandria d’Egitto dove giungevano essenze dall’Oriente e dall’Africa, un’intera strada era colma di negozi che vendevano profumi (vicus unguentarius).

 

ampolla romanaI Romani, tuttavia, non furono innovatori come Etruschi e i Greci che furono capaci di trasformare le materie prime importate; si limitarono solo a utilizzare ingredienti già noti nel mondo antico. Tre erano i principali prodotti cosmetici utilizzati : gli unguenti solidi, gli unguenti liquidi, i profumi in polvere. Gli unguenti solidi contenevano un'unica profumazione, come la mela cotogna, la rosa o la mandorla. Gli unguenti liquidi potevano invece contenere spezie, fiori, gomme emulsionate con olio di sesamo o di oliva. I Romani furono però capaci di introdurre contenitori in metallo e soprattutto in vetro sia a stampo che soffiato dando vita a esemplari di grande fantasia e bellezza.

 

Come molte pratiche cosmetiche, anche quella di profumarsi conobbe una certa decadenza durante la fine dell’impero, sotto l’urto dell’invasione barbarica e con la nuova morale imposta dal cristianesimo, quando trionfarono pudore e austerità. alambiccoL’amore per il profumo continuò comunque nell’impero d’oriente, sia a livello culturale che produttivo. Il luogo mitico, fonte inesauribile di essenze preziose ed un punto di partenze per le carovane, fu certamente il mondo Indiano. Punt fu la Grasse dell’antichità. Furono i crociati a rompere l’aura di demonizzazione che avvolgeva il profumo in Europa, tranne in Spagna e in Sicilia islamizzate, riuscendo a portare nuovamente in occidente le spezie ed i profumi d’oriente . La tappa fondamentale, la madre di tutti i profumi fu la scoperta della distillazione da parte degli arabi cui dobbiamo l’invenzione dell’alambicco ( Avicenna ).

 

Dal Medioevo fino al 18° secolo ebbe grande diffusione il pomander, un contenitore per profumo fatto generalmente di metallo traforato allo scopo di lasciar traspirare la fragranza scelta. Alcuni pomanders erano oggetti raffinati, ornati con gemme preziose: in Francia venivano talvolta realizzati in cristallo o in onice.

 

pomanderChiunque poteva permettersi un pomander: non solo per l’evidente scopo di mascherare la cattiva igiene, ma anche perché si credeva che i profumi avessero un potere medicinale, tale da assicurare persino la protezione contro la peste. Dal 14° al 17° secolo, questi contenitori di profumo erano solitamente appesi al collo o alla cintura. Questi oggetti erano tipicamente a forma di pera o di mela, dal francese “ambre du pomme”, mela ambrata.

 

I pomanders venivano riempiti con una miscela di diverse sostanze resinose. Qualche modello aveva più sezioni, per inserire diversi profumi e a volte un compartimento con una spugnetta imbevuta di aceto balsamico. Anche una noce moscata con una montatura d’argento veniva usata come pomander e a volte la frutta veniva svuotata e farcita di erbe, aromi e spezie.

Materiali spesso utilizzati nei pomanders sono benzoino, storace, gomma arabica, laudano, radice di iris, musk, zibetto, ambra grigia, noce moscata, chiodi di garofano, cannella, lavanda, olio essenziale di rosa, aloe vera, canfora, dragoncello, rosmarino, nardo.

 

Il Rinascimento coincise anche con una rinascita della cura della propria bellezza e della propria profumazione.

 

La nostra Firenze di Lorenzo dei Medici fu l'ombelico del mondo della profumeria. Pensate al Ricettario Fiorentino … Lo stesso Leonardo da Vinci si occupò di migliorare le tecniche dell’enfleurage. Nel 1533 Caterina dei Medici, andata in sposa al re di Francia, Enrico II portò con se i più bravi chimici profumieri fiorentini ( Renato Bianco ) Dall’America, coincise poi nell’utilizzo di nuove materie prime. Il profumo e il suo uso smodato fu dovuto in parte per rimediare alla carenza di bagni e alla necessità di far fronte ai cattivi odori . L’uso del profumo si diffuse in Francia grazie anche a Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI, Giuseppina moglie di Napoleone che ne dettero l’esempio.

 

Nei secoli successivi Grasse, al sud della Francia; diventa capitale mondiale del profumo, ma fu un italiano, Giampaolo Feminis a inventare a Colonia l’acqua di colonia, anche se in molti lo accusarono di plagio . Probabilmente aveva tratto inspirazione da un profumo dell’officina di Santa Maria Novella in Firenze. I profumi di oggi traggono origine da queste storie, ma la scoperta di prodotti di sintesi ha cambiato molto il modo di formulare e percepire il profumo.